Il ricordo più importante della vostra storia?

Il ricordo più vivo è sicuramente il passaggio dalla costruzione interamente in legno del Compass Rose alla vetroresina stratificata del Regal 35. Il volto di mio padre Renato sul quale si leggeva tutta la perplessità di un uomo d’altri tempi nei confronti della tecnologia che bussava alle porte.

Il momento più bello della sua esperienza aziendale?

Semplice, un momento che si ripete negli anni. Tutte le volte che si consegna una barca al proprio armatore. Lui tocca con mano il suo sogno mentre il nostro lavoro viene riconosciuto come tale, figlio della passione e non solo dell’approccio imprenditoriale.

Quanto pesa la tradizione aziendale?

In modo determinante ed assoluto. Da ormai settanta anni il nome di Raffaelli naviga sui mari del mondo. Poche imbarcazioni e ben fatte, ci piace essere considerati artigiani nel senso nobile del termine ed accogliere il cliente come se fosse nella sua seconda famiglia.

Qual è il valore aggiunto della Raffaelli Yacht oggi?

A parte l’eccellenza costruttiva la nostra azienda è una delle poche realtà imprenditoriali del settore a credere fortemente nel valore del Made in Italy. Un valore da preservare nel tempo!

Poche parole per descrivere la sua vita da imprenditore?

Mi sento una sorta di “gladiatore” al pari di tutti quelli che ogni mattina riescono ad aprire le porte della propria azienda. I sacrifici sono davvero molteplici ma le soddisfazioni ripagano lo sforzo.

La barca ideale?

Quella che vorrei creare in un prossimo futuro ed è ben impressa nella mia mente. Non aggiungo altro per non pagare dazio all’ emozione…

Open o Fly?

Dipende solo dal mix d’esigenza e passione dell’armatore che deve scegliere l’uno o l’altro tipo di barca. Tutte le persone che amano il mare e la nautica sono ammaliate praticamente da qualsiasi tipo di barca indipendentemente dalla lunghezza e dalla fattura; poi ovviamente scelgono quella che più li soddisfa.

Un consiglio spassionato ad un armatore?

Rispetta il mare e lui rispetterà sempre te… Sicurezza prima di ogni cosa!

Cosa significa andare per mare?

Una passione che sfocia nella dipendenza… qualcosa che ti strega. Non potrai più farne a meno. Se poi assapori il gusto di una crociera o di una semplice uscita in pieno relax allora il rapporto diventa indissolubile.

Qual'è la dimensione ideale del futuro della nautica da diporto?

Si è tornati a misure più “umane”; direi da i 10 ai 20 metri. Un segmento fatto di imbarcazioni ben dotate tecnologicamente che ti consentono di fare piacevoli navigazioni. Il diportista non cerca l’impossibile; magari basta solo fare il bagno e mezzanotte e bere una buona bottiglia di vino ancorato in rada. Il segreto sta nel vivere e sentire “tua” la barca che diventa un reale concentrato d’emozioni.